domenica 20 agosto 2017

Sgomberato il palazzo dei rifugiati a Roma, mille persone per strada


da www.ilmanifesto.it

Questo articolo è stato aggiornato sul web alle 8,30 di domenica 20 agosto. Riporta molte notizie non ancora presenti sul Manifesto cartaceo e che non potranno essere presenti, dato che il lunedì il quotidiano non esce, fino a martedì mattina.

M.P.

Sgomberato il palazzo dei rifugiati a Roma, mille persone per strada
Movimenti. Palazzo Curtatone, occupato dal 2013, era la denuncia vivente del malfunzionamento del sistema dell'accoglienza. Ci vivevano rifugiati e richiedenti asilo eritrei a poche centinaia di metri dalla Stazione Termini. In quattro anni governo e comune non sono riusciti a trovare una soluzione all'emergenza. E' lo sgombero più grande degli ultimi anni nella Capitale, il fronte interno della guerra ai migranti e ai poveri registra una nuova offensiva, mentre continua la strategia di respingimento nei centri di detenzione in Libia

Centinaia di agenti in tenuta antisommossa hanno sgomberato ieri all’alba il palazzo dei rifugiati, un edificio di 32 mila metri quadri tra via Goito, via Curtatone e piazza Indipendenza, a poche centinaia di metri dalla stazione Termini a Roma. Più di venti automezzi che hanno isolato il quadrante tra la stazione Termini e la biblioteca nazionale di viale Castro Pretorio a partire dalle prime luci del giorno. Un minimo tentativo di resistenza è stato respinto, con la minaccia dell’intervento dei camion idranti, in via Solferino. Palazzo Curtatone era stato occupato nel 2013, dopo la strage del 3 ottobre a Lampedusa dove persero la vita 368 persone. Circa 800 migranti, almeno 250 famiglie con decine di minori, per la maggior parte eritrei richiedenti asilo e rifugiati, sono stati sostenuti dai movimenti per la casa nell’ambito dello “Tsunami tour”, una clamorosa campagna di denuncia sull’emergenza abitativa a Roma e per dare un’abitazione a migliaia di italiani e immigrati.
Un’occupazione scomoda quella di palazzo Curtatone, questo il nome comunemente attribuito all’immobile. Sul lato opposto di piazza Indipendenza sorge la sede del Consiglio Superiore della Magistratura, a trecento metri c’è il consolato tedesco, a pochi passi la redazione romana del Sole 24 Ore e il Corriere dello Sport. Finché ha resistito in questa zona centrale della città, il palazzo dei rifugiati è stato la denuncia vivente del mancato rispetto della Convenzione di Ginevra, del regolamento di Dublino e del malfunzionamento del sistema dell’accoglienza. Gran parte degli occupanti erano legalmente residenti in Italia, ma al riconoscimento del loro status non è seguita l’accoglienza in strutture che potevano garantire condizioni di vita dignitose. Mai, fino allo sgombero di ieri, è stata offerta una soluzione alternativa realistica. “Erano stati messi in mezzo alla strada, perché l’Italia non prevede per tutti l’accompagnamento fino alla reale autonomia delle persone” ha detto a maggio in una dichiarazione all’Agi Padre Zerai, il sacerdote eritreo presidente di Habeshia, l’agenzia che si occupa di assistenza ai rifugiati africani. Ora ci sono tornati, in strada.

“Non ci hanno avvisato, non siamo riusciti e prendere niente né a fare le valigie, dentro abbiamo ancora tutto, anche i nostri documenti” ha raccontato una donna etiope cinquantenne che lavora in un albergo vicino. “Hanno spaccato la porta, senza preavviso o rispetto – ha raccontato un uomo eritreo di 37 anni – Sono qui dal primo giorno, avevamo occupato solo per chiedere i nostri diritti di rifugiati, ma non ci hanno detto nulla. Ora diventeremo ‘sporco per le strade’?”. Ci sono almeno due donne incinte, di cui una in stato avanzato: “Non ci hanno offerto niente” ha detto una di loro. Un uomo sui 30 anni ha raccontato di essere arrivato a Lampedusa via Libia in barcone nel 2012, e di aver ottenuto asilo politico: “Ora non so dove andare” sostiene. A una cinquantina di persone sarebbe stato accordato il permesso di passare la notte nel palazzo sgomberato. “Dove andremo adesso? Non lo sappiamo. Dormiremo per terra” dicono alcuni. Altri dormiranno da conoscenti o in altre occupazioni.
Oltre all’esercito di poliziotti, carabinieri e finanzieri, ieri al primo piano dell’edificio costruito negli anni Cinquanta dagli architetti Aldo Della Rocca, Ignazio Guidi, Enrico Lenti e Giulio Sterbini è stato creato un “help-desk” della polizia, un servizio sanitario per anziani e bambini. L’amministrazione comunale guidata dalla pentastellata Virginia Raggi ha fatto sapere che sul luogo è intervenuta la sala operativa sociale di Roma Capitale.

A piazza Indipendenza è arrivata anche l’Atac che ha messo a disposizione alcuni autobus a supporto dei cinque mezzi usati dalla polizia per trasportare i migranti al centro di identificazione di Tor Cervara. “Non ci sono vetture per i passeggeri, ma piena disponibilità per gli sgomberi” hanno polemizzato su twitter i Blocchi precari metropolitani (Bpm). È stato questo il discutibile contributo dell’azienda dei trasporti pubblici all’”operazione di bonifica”. Questa dizione sconcertante è stata usata nei comunicati ufficiali. La sintesi è inquietante: un’emergenza sociale e umanitaria, creata dalla disapplicazione e dal malfunzionamento delle leggi, ridotta a un episodio igienico-sanitario. Un uso burocratico del linguaggio che richiama i peggiori incubi della storia del Novecento e fa parte del bagaglio semantico dell’ideologia del decoro usata per giustificare l’operazione.
Al destino incerto di centinaia di persone non collaborerà IDeA Fimit, la società alla quale il fondo Omega di Intesa, Enasarco e Inarcassa (la cassa degli ingegneri e degli architetti) ha affidato l’immobile nel 2011 che sarà trasformato in un albergo, in un centro commerciale e in una palestra. “Non esiste nessun impegno diretto nel ricollocamento degli occupanti – ha precisato in una nota IDeA Fimit – Non corrisponde al vero che alcuni gruppi di persone saranno ospitati in strutture individuate dalla proprietà”. Lo sgombero, richiesto già nel 2013 e ribadito più volte fino al febbraio 2016, era stato previsto dal 12 aprile 2016 quando Francesco Tronca, ex commissario straordinario della Capitale, lo ha inserito tra le priorità. Lo aveva promesso anche l’ex ministro dell’Interno Angelino Alfano in una risposta a un’interrogazione alla Camera. È avvenuto sotto il governo del suo successore, Marco Minniti.
Il Comune, per bocca del vicesindaco Luca Bergamo, sostiene di avere concesso alcuni alloggi agli sgomberati. “L’accettazione di questa offerta è volontaria” ha precisato Bergamo che ha respinto la responsabilità sull’accaduto. Lo sgombero è stato deciso da Prefettura e Questura di Roma: “Quando si tratta di sgomberi di edifici privati il Comune viene coinvolto con un’informativa delle autorità di pubblica sicurezza, normalmente molto a ridosso dell’evento” ha precisato. Com’è ormai prassi nelle città italiane- l’ultimo episodio a Bologna con gli sgomberi di Làbas e Crash – l’autorità politica non sa e non vede. Ad agire sono il Viminale, le questure e i prefetti. È lo stato di emergenza: la politica è commissariata. Anche i Cinque Stelle, come in precedenza il sindaco Marino, subiscono questa supplenza. Ieri, mentre le destre attaccavano, e le sinistre rispondevano, sono rimasti muti.

Le immagini dei bambini usciti dal palazzo con grossi trolley, borsoni, libri scolastici, tra paraventi e quadri di soggetto cristiano, insieme a quella di una donna incinta di otto mesi, costretta ad aspettare sotto il sole, seduta su una sedia, per recuperare gli effetti personali, hanno scosso il vuoto pneumatico del post-ferragosto romano. “Un altro sgombero senza una proposta di soluzione alternativa. Dove andranno ora i rifugiati eritrei che erano dentro?” ha chiesto il collettivo Baobab che ha accolto 35 mila migranti transitanti nella capitale e affronta quotidianamente sgomberi a ripetizione.
Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti umani e senatore Pd, si è soffermato sul nodo politico: “Una situazione ben conosciuta da anni, e nota a tutte le autorità e all’amministrazione comunale, che si è deciso di affrontare e risolvere proprio ieri – sostiene – persone e interi nuclei familiari, regolarmente residenti nel nostro paese e per le quali, evidentemente, una città come Roma, con tre milioni di abitanti, non è stata in grado di trovare una più dignitosa collocazione”.
La soluzione del problema resta in mano al Comune che deve coordinarsi con la Prefettura: “È un’emergenza sociale – sostiene Marco Miccoli, deputato romano del Pd – Spero che mettano velocemente a disposizione soluzioni – Serve un piano di emergenza che eviti una tendopoli o situazioni inaccettabili per la dignità delle persone”. Un piano di cui tuttavia non sembra esserci traccia. Mentre la destra ieri brindava al ritorno alla “legalità”, anche dal Pd si sono levate voci consonanti. Per Stefano Pedica (Pd) bisogna andare avanti con gli sgomberi, perché “siamo in piena emergenza terrorismo”. “Sono parole inaccettabili, da caccia alle streghe – sostiene Paolo Cento (Sinistra Italiana) – Il Pd cavalca la paura invece di fare fronte comune contro l’intolleranza”.

Va ricordato un episodio che più di ogni altro riassume lo spirito di un’occupazione attaccata ferocemente dalle destre e dai razzisti di ogni specie nelle ultime settimane, considerata sinonimo di “spaccio, degrado e prostituzione”, nozioni ribadite ieri Giorgia Meloni di “Fratelli d’Italia”. Sul lato monumentale del palazzo, quello che si affaccia su Piazza Indipendenza, per anni è rimasto esposto lo striscione: “Siamo rifugiati, non siamo terroristi” era scritto a caratteri cubitali.
Una precisazione preventiva contro l’equazione “rifugiati=terroristi” che è tornata immancabilmente ieri a galla, con l’uso disonesto e ignobile dei gravi fatti accaduti a Barcellona. Quello striscione non è servito. Dopo quattro anni di scaricabarile tra governo e comune è arrivato solo lo sgombero, nonostante tutto. E tutti. La povertà va messa sotto il tappeto sul fronte interno della guerra contro migranti e poveri, mentre su quello esterno si rinchiudono i migranti nei centri di detenzione in Libia.
Il ripristino della “legalità” rischia di acuire i disagi di una città prostrata che non vede una soluzioni in un’emergenza che aumenta, sgombero dopo sgombero. “Ma davvero sindaco, prefetto, questore pensano che buttare le persone in mezzo ad una strada risolva il problema? – domanda Adriano Labbucci (Sinistra Italiana) – Lo si sposta e si rende ancora più precaria e insicura la città e la vita delle persone”. “Sgomberare non è governare”, ha ragione Labbucci, ma potrebbe anche essere un altro modo di governare: allontanare dalle città le grandi concentrazioni, accrescere la pressione poliziesca,bloccare ogni po
Nell’agosto romano più blindato, e desolato, degli ultimi anni, quello di ieri è stato lo sgombero più grande, il terzo dell’estate dopo Casetta, il secondo nell’ultima settimana. Il 10 agosto in via Quintavalle a Cinecittà sono state arrestate 11 persone e una sessantina di famiglie sono state sgomberate da un edificio ex Inps, proprietà della società immobiliare di una banca. Ora sono accampate nel portico della Basilica dei Santi XII Apostoli, nella piazza di fronte alla Prefettura. Ieri pomeriggio, a piazza Santi Apostoli, è stato organizzato un sit-in di protesta dove ai bambini è stata data l’opportunità di giocare e fare il bagno in piscine gonfiabili. I blocchi precari metropolitani hanno denunciato l’arresto di due attivisti accusati di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Le forze dell’ordine avevano chiesto di rimuovere le piscine. “Una rappresaglia contro l’esercizio della solidarietà e il rifiuto di nascondere la povertà sotto il tappeto” denuncia il movimento per la casa.
In questo clima di repressione e rappresaglie, dove trionfa la città della rendita, a Roma è prevista una manifestazione di protesta il prossimo 26 agosto. La questione degli sgomberi e degli sfratti è sentita in tutto il paese, come dimostrano i dati del 2016Il 9 settembre è confermato il corteo nazionale a Bologna dopo gli sgomberi 

venerdì 18 agosto 2017

2 - Ministero Difesa - Faro di Patresi: Perchè non è applicato il Regolamento delle concessioni di beni immobili dello Stato ?




DPR 296,Regolamento concessioni  immobili dello stato. Canone commisurato a prezzi di mercato e accertati da uffici demanio, ma nel bando fari Valore Paese….

In un precedente scritto “ Ministero della Difesa – Faro di Patresi : Canone povero per locale di lusso in luogo stupendo “ ho espresso perplessità sugli importi del canone di concessione pagati per i fari inseriti nel progetto Valore Paese della Difesa Servizi S.p.A. di proprietà del Ministero della Difesa. Ho cercato di capire qualcosa di più e lo segnalo subito, premettendo che non contesto infrazioni delle leggi vigenti, non ho la competenza necessaria per farlo, ma scrivo solo domande che farei volentieri ad esperti del settore perché qualcosa non mi convince.

Contesto invece con forza la filosofia e il messaggio dati dall’ operazione.
Ovvero, “beni di proprietà dello Stato situati in contesti di assoluta bellezza e carichi di suggestione  … ecosistemi … alcuni tra i più straordinari territori costieri italiani” , come si legge nella presentazione dell‘ iniziativa, che saranno sfruttati da privati a prezzi relativamente bassi, che stridono con i luoghi dati in concessione e con l’ ostentazione del lusso che è comune a molti progetti.

Nella mia ricerca ho trovato che le concessioni  solitamente rispondono al D.P.R. n.296, 13 settembre 2005, Regolamento su criteri di concessione in uso dei beni immobili appartenenti allo Stato. Ma nel bando di gara per i fari del progetto Valore Paese è specificato che alla concessione non si applicano le disposizioni del D.P.R. n. 296.
Probabilmente tutto è legale, ma, per chi come me non è esperto di diritto, sembra anomalo che una legge dello Stato non si applichi perché così è scritto in un bando di gara.

Il regolamento citato nell’ art. 4,
al comma 1 prescrive che il canone sia commisurato ai prezzi del libero mercato e che questo sia accertato da competenti uffici del demanio,
mentre al comma 3 scrive che una concessione non possa essere in nessun caso superiore a 19 anni.
I due commi quindi escluderebbero canoni di concessione fissati solo dall’ offerta, anche se in un’ asta, e periodi di 30 o 50 anni di concessione. Troviamo invece le due condizioni  nelle concessioni dei fari del progetto Valore Paese.

Art. 4.
Condizioni delle concessioni e delle locazioni

1. Il canone ordinario e' commisurato ai prezzi praticati in regime di libero mercato per analoghe tipologie, caratteristiche e destinazioni d'uso dell'immobile, come accertati dai competenti uffici dell'Agenzia del demanio.

……..
3. La durata della concessione e della locazione e' stabilita in anni sei. Puo' essere stabilito un termine superiore ai sei anni, e comunque non eccedente i diciannove:
a) quando il concessionario o il locatario si obbliga ad eseguire consistenti opere di ripristino, restauro o ristrutturazione in tempi prestabiliti, pena la revoca della concessione o la risoluzione del contratto di locazione;
b) quando l'Agenzia del demanio, con determinazione motivata, ne ravvisa l'opportunita', in relazione alle caratteristiche e alla tipologia dell'utilizzo

mercoledì 16 agosto 2017

Ministero Difesa - Faro Patresi: Canone di concessione povero per locale di lusso in luogo stupendo


Ministero Difesa - Faro Patresi: Canone di concessione povero per locale di lusso in luogo stupendo

L’ incongruità della cifra che pagheranno i concessionari dei fari presenti nel bando Valore paese sarà evidente soprattutto ai commercianti che pagano canoni di affitto superiori per locali molto meno pregiati. Ma a me pare che iI lusso ostentato nella quasi totalità dei progetti vincitori non sia assolutamente in sintonia con la proprietà pubblica dei beni, con la cifra che pagheranno per la concessione, con la crisi economica del nostro paese che probabilmente tocca moltissimi ma non i vincitori del bando.

Al link
“Esito bando 2016” si legge:
Investimenti per oltre 11 milioni di euro: imprese locali e nazionali, imprenditori esteri e aziende di settore si aggiudicano 15 strutture per i prossimi 50 anni. In autunno il terzo bando….
…..Lo Stato incasserà oltre 420 mila euro di canoni annui che, in considerazione della differente durata delle concessioni, ammonterà a quasi 8 milioni di euro per tutto il periodo di affidamento. …..
…..Faro di Punta Polveraia, Marciana, Isola d’Elba (LI) Aggiudicatario provvisorio Alfa Promoter srl Sede Livorno Durata della concessione 17 anni Somma dei canoni offerti attualizzati € 555.344 Investimenti previsti € 815.500.”

Alfa Promoter srl si e'quindi  impegnata a pagare a Difesa servizi Spa una somma di canoni pari a  555.000 euro a prezzi attualizzati per i 17 anni nei quali avrà la concessione del Faro di Patresi nel comune di Marciana all’ Isola d’ Elba. Sono circa 2.700 euro al mese. Allo scadere dei 17 anni Alfa Promoter srl, come tutti gli altri vincitori del bando,  avrà anche buone possibilità di rinnovare la concessione.
Non conosco i canoni di affitto pagati in media dai ristoranti dell' Isola d' Elba ma, conoscendo i prezzi di affitto di alcuni locali commerciali, li immagino molto più alti. Inoltre, per aiutare degli amici ho selezionato negli annunci immobiliari di Roma quelli relativi a fondi di circa 100 mq in alcune zone periferiche. Il canone di affitto richiesto era in media attorno a 1.500 euro. Sono convintissimo dunque che il prezzo sia troppo basso, un regalo vero e proprio.

Alcuni siti che hanno scritto sul bando Valore Paese hanno riportato anche le cifre di canone che i vincitori della gara si sono impegnati a pagare e spesso non hanno capito gli importi dando cifre diverse tra loro e comunque non esatte.

Così l' attenzione e' stata posta sui luoghi bellissimi e sui progetti delle società vincitrici, quasi tutti orientati a locali di lusso.  Locali di lusso in luoghi pubblici e a canoni di concessione incongrui con le ambizioni dei progetti, ma nessuno dei lettori ha potuto leggere i dati esatti dei canoni di concessione.

Due esempi:

 Il Gambero Rosso ha scritto:
Si calcola che l’intervento dei privati produrrà investimenti per 11 milioni di euro, generando pure 200 nuovi posti di lavoro: lo Stato incasserà da ognuno 420mila euro di canone annuo
Ma leggendo il comunicato “Esito bando 2016” si capisce benissimo che non è vero che “lo Stato incasserà da ognuno 420.000”  e che la cifra 420.000 euro è complessiva.

La Stampa ha scritto:
 “ Ha prevalso Lorenzo Malafarina, manager bergamasco del turismo grande amico della scomparsa Franca Sozzani, che ha battuto sul filo Patrizio Bertelli, marito di Miuccia Prada e amministratore delegato del colosso della moda. Il patron del brand “Seventyseven Italian Luxury Heritage” l’ha spuntata mettendo sul piatto dell’Agenzia del Demanio e del ministero della Difesa un progetto di recupero da un milione e un canone di circa 450 mila euro per ciascuna struttura. In cambio ha ottenuto l’affidamento dei fari per vent’anni.

I Prada (che hanno partecipato alla gara per Levanzo, rinunciando poi a farsi avanti per quella di Marettimo) non l’hanno presa male, consolandosi con l’acquisto di gran parte delle proprietà delle isole che tra fine Ottocento e inizi del Novecento erano dei Florio, gli imprenditori delle tonnare e dei trasporti marittimi che su queste isole a un tiro di schioppo da Trapani, celebri per il mare turchese e per la storica battaglia navale che sancì la vittoria dei Romani sui Cartaginesi, erano i signori assoluti.

Dopo avere comprato una villa a Favignana con un giardino nascosto in una vecchia cava di tufo nella località Bue marino, hanno rilanciato sulla vicina isola di Levanzo, acquistando sulla collina il Baglio Florio e in paese la novecentesca Villa Burgarella. E soprattutto oltre quaranta ettari di terreno dove intendono avviare un’attività di produzione vinicola. Il loro super gommone Wally sfreccia nel mare a cercare il migliore pesce, così come fa la spola tra le isole l’idroambulanza da undici metri che hanno voluto regalare agli abitanti in segno di amicizia. Un cadeau da 300 mila euro. Gesto simile a quelli che ha fatto Giorgio Armani nella “sua” Pantelleria donando prima una Tac e poi un mammografo all’ospedale. A ogni isola il suo stilista

Queste invece le cifre reali offerte per Marettino e Levanzo :
Faro di Punta Libeccio, Isola di Marettimo, Favignana (TP) Aggiudicatario provvisorio Mavi di Vincenzi Nadia & C. sas Sede Castrezzato (BS) Durata della concessione 17 anni Somma dei canoni offerti attualizzati € 342.804 (circa 1.600 euro al mese n.d.r.) Investimenti previsti € 1.100.000
Faro di Capo Grosso a Levanzo Favignana (TP) Aggiudicatario provvisorio Lorenzo Malafarina Sede Azienda Bergamo Durata della concessione 20 anni Somma dei canoni offerti attualizzati € 414.947 (qualcosa meno di 1.800 euro al mese n.d.r.) Investimenti previsti € 700.000.
Il contrasto tra i canoni mensili di concessione e il valore dei molti beni citati nello stralcio dell’ articolo della Stampa mi pare evidente.

Il manifesto di domenica ha dedicato una pagina al progetto per il Faro di Patresi mettendo in evidenza lo scempio ambientale dello stesso e la sua illegalità rispetto alle direttive urbanistiche del luogo.
Credo che sia giusto però parlare anche del lato economico e sociale dell’ operazione, in linea con tutte le altre d’ Italia. Un’ esaltazione del lusso costruita su beni pubblici disponibili a prezzi troppo bassi. Vedremo se altri la pensano come.

E’ tutto legale, non era prevista una base d’ asta, ma assolutamente ingiusto.

Marco Palombo



lunedì 14 agosto 2017

I movimenti latinoamericani propongono azioni urgenti di solidarietà in tutto il mondo per il Venezuela. Giornata di solidarietà il 22 agosto.


I movimenti latinoamericani propongono azioni urgenti di solidarietà in tutto il mondo per il Venezuela. Giornata di solidarietà il 22 agosto.

La Segreteria dei movimenti sociali verso l’Alba, sezione brasiliana e l’Assemblea internazionale dei popolo rivolgono un appello urgente ai popoli dell’America latina e del mondo.

Cari compagni,
tutti noi seguiamo da vicino la crisi sociale e politica del Venezuela. Ci impressiona l’escalation di violenza messa in atto dalle forze di destra, con vittime già numerose. Si è arrivati al punto che “civili” formati a Miami e in Colombia, forze di destra hanno attaccato postazioni militari, cercando di provocare più vittime.

Il governo di N. Maduro e le forze progressiste del Venezuela vedono nell’Assemblea Costituente un modo per rinegoziare il patto sociale nel paese; ampio è stato il sostegno del popolo venezuelano, con la partecipazione di oltre 8 milioni di elettori il 30 luglio, malgrado le numerose difficoltà.

I deputati della destra hanno detto pubblicamente che la loro tattica è produrre il massimo di violenza e caos, ottenendo un’ampia copertura mediatica internazionale così da provocare un intervento internazionale nel paese. Una tattica spiegata anche dall’ex primo ministro spagnolo, Felipe Gonzales.

Il governo di Trump, privo di qualunque etica e legittimità, sta cercando di influenzare gli eventi in Venezuela.

Il governo golpista del Brasile ha subito chiesto una riunione del Mercosur per sospendere il Venezuela. Dunque un governo illegittimo, sostenuto da circa il 3% dei brasiliani, osa condannare il Venezuela per mancanza di democrazia!

Sulla base di diversi incontri e consultazioni fra i movimenti brasiliani e latinoamericani, CHIEDIAMO A TUTTI I MOVIMENTI POPOLARI  DEL BRASILE, DELL’AMERICA LATINA E DEL MONDO:
1)     di esprimere solidarietà al popolo venezuelano, al governo e all’Assemblea Costituente, al diritto legittimo e sovrano di decidere del futuro nazionale;
2)     di creare “Comitati per la pace in Venezuela” nel maggior numero possibile di città e nazioni. Comitati ampi e unitari, con organizzazioni popolari e politiche, attivisti, artisti, intellettuali ecc., si impegneranno in azioni di solidarietà;
3)     di organizzare proteste pubbliche contro l’ingerenza del governo statunitense negli affari interni di altri paesi. Come ha denunciato Julian Assange, il governo Trump vuole creare un nuovo Iraq nell’America del Sud. Non possiamo stare zitti;
4)     di organizzare proteste in diverse forme, per mandare un messaggio chiaro agli Usa e agli altri: proteste in strada, eventi politici e culturali, azioni mediatiche;
5)     Proponiamo una giornata internazionale di solidarietà con il Venezuela, il 22 agosto, durante la quale si tengano azioni simultanee in  diverse città del mondo, compresi sit-in ad ambasciate, consolati e altri simboli degli Stati uniti per consegnare lettere di protesta;
6)     Raccogliere firme per la lettera che intendiamo mandare a governi, ai parlamentari e alle organizzazioni  degli Stati uniti. Chiediamo il sostegno di tutti per diffondere il nostro appello e raccogliere firme di organizzazioni e individui da mandare entro il 20 agosto asecretaria@asambleadelospueblos.org. Siamo a disposizione per informazioni.

Contiamo sul contributo di tutti per questo sforzo che richiederà da tutti noi molto impegno e generosità al fine di massimizzare il processo di costruzione unitaria, centrato sulla difesa della rivoluzione bolivariana, del governo venezuelano e della Costituente.
Joao Pedro Stédile
Segreteria operativa del Movimento dei popoli verso l’Alba – Brasile
Jaime Amorim MST –Via Campesina internazionale
Paola Estrada, segreteria dell’Assemblea internazionale dei popoli

domenica 13 agosto 2017

Il manifesto - Ecoincubo all' Elba: il piano del Ministero della Difesa per il Faro di Patresi


da Il manifesto


Ecoincubo all’Elba: il piano della Difesa per il Faro di Patresi

di Riccardo Chiari
Parco nazionale dell'arcipelago toscano. Il progetto di trasformazione in albergo di lusso dell’ex struttura militare che sorge nell’area protetta di Punta della Polveraia. Legambiente e Italia Nostra denunciano: «Opera in contrasto con gli strumenti urbanistici del comune di Marciana e con i vincoli paesaggistici regionali e del Parco. Come è stato possibile ignorarli?»
Nel mare sottostante, all’estremità nord-occidentale dell’Isola d’Elba, ci passano anche le balene. Siamo nel cuore del Santuario dei mammiferi marini Pelagos, area naturale protetta di interesse internazionale, e anche la terraferma che circonda Punta della Polveraia fa parte del Parco dell’Arcipelago toscano. Un piccolo angolo di paradiso, dominato da quello che per gli elbani è un simbolo, il Faro di Patresi. Diventato ora un casus belli fra associazioni ambientaliste e comunità locale da lato, e una società privata che vuole trasformare la struttura ex militare in un albergo di lusso, con piscina, ristorante e lounge bar. Un «eco-mostriciattolo», così come Legambiente e Italia Nostra hanno ribattezzato il progetto di trasformazione del faro.
PRINCIPALE RESPONSABILE dello stato delle cose è Difesa Servizi spa, la società in house del ministero della Difesa, che nel giugno dello scorso anno ha avviato le procedure per l’affidamento in concessione di alcuni fari della Marina Militare. Tra questi c’è appunto anche quello di Punta Polveraia, a Patresi, nel territorio comunale di Marciana.
Il disciplinare di gara prescriveva che le offerte dovevano prevedere «un intervento di elevato valore culturale legato, ad esempio, alla ricerca scientifica e/o ambientale e/o alla didattica, soprattutto in relazione al contesto storico, militare e paesaggistico, nonché una gestione privatistica che garantisca la fruibilità e l’accessibilità del faro e delle aree esterne di pertinenza: permanente o temporanea, in determinati periodi o fasce orarie, in occasione di eventi o attività culturali, ricreative, sportive, sociali e di scoperta del territorio che tengano conto del contesto e dei fabbisogni locali».
A conti fatti invece, denunciano le combattive sezioni di Legambiente e Italia Nostra dell’Arcipelago toscano, è stato premiato un intervento a forte impatto ambientale e paesaggistico: «Si è preferito un progetto che prevede nel Faro un esercizio ricettivo/ristorativo e una sostanziale privatizzazione della struttura. Per un pugno di euro in più le tematiche ambientali, sociali, paesaggistiche e storiche di un luogo unico sono passate in secondo piano».
Di fronte alle puntuali osservazioni ambientaliste, la reazione della società vincitrice del bando, la Alfa Promoter srl, non si è fatta attendere: «La gara per il faro di Punta Polveraia è stata vinta da un’associazione di imprese elbane e livornesi, il cui obiettivo dichiarato è quello di far sì che anche il faro di Patresi diventi un posto magico, suscettibile di creare valore indotto all’intero territorio elbano». A seguire una puntualizzazione urbanistica. «Il progetto della associazione vincitrice del bando di gara ha dichiaratamente ricalcato quello del Faro di Capo Spartivento, considerato un’eccellenza a livello mondiale e premiato dai vertici della Marina Militare». Infine un’osservazione velenosa, con un’allusione a un possibile contatto tra le associazioni ambientaliste e la società arrivata seconda alla gara.
VA DA SÉ CHE LEGAMBIENTE e Italia Nostra hanno rinviato le accuse al mittente: «Abbiamo solo dato un giudizio dal punto di vista ambientale e paesaggistico dell’insostenibile progetto presentato, che ora ci si dice copiato da uno presentato in Sardegna. Come se questo consentisse di trasformare il Faro di Patresi in un eco mostriciattolo». Poi, nello specifico: «Quello di cui siamo sicuri è che quanto proposto per trasformare il Faro di Punta Polveraia in qualcos’altro è in contrasto con gli strumenti urbanistici del Comune di Marciana, col piano del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, con i vincoli paesaggistici ricadenti sull’area, con il piano paesaggistico della Regione Toscana, e non si capisce come sia stato possibile che tutto questo sia stato ignorato».
A DAR MAN FORTE agli ambientalisti è arrivata infine la comunità locale: «L’insieme sistematico di opere e interventi edilizi proposte – ha denunciato l’associazione Amici di Patresi e Colle d’Orano – sono univocamente preordinate alla formazione di una struttura solo evocativamente riconducibile alla struttura esistente, e sono manifestamente distanti rispetto ad una soluzione di minore impatto. Si tratta viceversa di una soluzione fortemente impattante, concepita per massimizzare le potenzialità di fruizione unicamente in chiave turistica». La partita resta aperta, ma il territorio ha già dato il suo giudizio. Negativo.


Ecomostri all’Isola d’Elba: «È l’abbaglio economico del Pd. Ma gli elbani ora hanno capito»

Intervista. Parla l'ambientalista Umberto Mazzantini: «Questa storia del Faro di Patresi mi fa pensare che il nostro Stato continua a non aver coscienza della storia, oltre che della natura. Se poi si pensa che lì sotto passano le balene, questo mi fa arrabbiare ancora di più»
 Padre nobile dell’ambientalismo elbano, Umberto Mazzantini va subito al cuore del problema: «Questa storia del Faro di Patresi mi fa pensare che il nostro Stato continua a non aver coscienza della storia, oltre che della natura. Non ho preclusioni, ricchezze del genere possono essere gestite anche insieme ai privati, come sta facendo il governo di sinistra in Portogallo. Ma con paletti ben precisi, ad esempio senza toccarne la struttura, riportandola alle sue origini, al suo splendore. Se poi si pensa che lì sotto passano le balene, questo mi fa arrabbiare ancora di più».
Legambiente e Italia Nostra hanno definito il progetto come un eco-mostriciattolo. Concorda?
Mi torna come definizione. Prima di tutto perché prevede lo sbancamento del terreno, con una piscina che va a finire direttamente nel territorio del parco. In aggiunta il progetto, almeno nei rendering presentati al ministero della Difesa, contempla una completa trasformazione del profilo del faro. Mi sembra il minimo definirlo eco-mostriciattolo.
Contro il progetto hanno preso posizione anche le comunità locali; è un bel passo avanti rispetto a un passato anche recente, non le sembra?
Non succede sempre, ma almeno all’Elba sta accadendo sempre più spesso. L’associazione Amici di Patresi e Colle d’Orano è poi molto trasversale, ne fanno parte residenti dell’isola e vacanzieri, commercianti e albergatori. Dunque è un bene che si siano fatti sentire, con forza, verso l’amministrazione comunale. Del resto è successa la stessa cosa a Marciana Marina con la questione del nuovo porto: noi l’abbiamo definito senza mezzi termini un ecomostro, e poi è nato un comitato autonomo di cittadini che ha sfidato il vecchio sindaco alle elezioni. Vincendole, con una lista chiamata da tutti «anti-porto».
C’è una morale?
Sì, in questi ultimi trent’anni gli albani hanno capito, poco a poco, che la coscienza ambientale è importante. Inoltre, in questa specifica vicenda, c’è da considerare un aspetto altrettanto importante: il Faro di Patresi è uno dei simboli dell’isola e in particolare di tutti i residenti nel comprensorio di Marciana. Qui scattano altre dinamiche, di difesa di un patrimonio comune, anche storico oltre che ambientale.
E il ruolo delle amministrazioni pubbliche locali?
Purtroppo abbiamo spesso a che fare con una imprenditoria abbastanza spregiudicata, che cerca di forzare la mano. Però oggi all’Elba si discute di ambiente, nei bar, al mercato, nelle piazze. E le amministrazioni locali, pure di centrodestra in sette casi su otto, se ne sono accorte e cercano il confronto. Si tratta di una svolta che solo pochi anni fa sembrava impensabile.
Una vittoria di civiltà anche per le associazioni ambientaliste?
Certo, aiutata anche dal fatto che verso di noi, che eravamo piuttosto aggressivi, prima le amministrazioni andavano allo scontro diretto. E si facevano male. Alla fine l’hanno capita. Aiutate anche dai loro concittadini, che non li votavano più di fronte a progetti urbanistici davvero discutibili. Ora poi c’è stata anche la rinascita di Italia Nostra sull’isola, e questo è un aiuto ulteriore.
A proposito di progetti invasivi, nella vicina Val di Cornia, al di là del braccio di mare che separa l’Elba dalla terraferma, continuano ad essere molto gettonati. Le ultime notizie raccontano un rinnovato “dinamismo” del cemento, come se il turismo potesse sostituire l’industria…
Se pensano ai modelli degli anni ’60, ’70, e ’80, sbagliano di grosso. Un abbaglio economico, prima ancora che ambientale. Purtroppo all’interno del Pd c’è una deriva che va in questo senso, avvertibile anche nelle politiche ambientali regionali. La Toscana una volta era al vertice, ora non lo è più. Anzi sta finendo in coda.


venerdì 11 agosto 2017

Armi. L'Italia blocca forniture a Venezuela e non ai Saud ? Parole in libertà...l' importante sono gli affari e la geopolitica. Un sit-in a settembre ?



Quello che è sicuro è che sul mercato delle armi le parole volano in libertà e mai viene precisato dal Ministero degli Esteri quel che è vero e quel che è falso. Tanto le denunce, vedi F-35 e armi ai Saud, non sono mai portate avanti con decisione.


Giorgio Beretta, che ha fatto denunce molto documentate sulla vendita di armi all’ Arabia Saudita, ha scritto anche di una fornitura di armi leggere al Venezuela. L’ articolo è stato diffuso dal blog di Beppe Grillo e due deputati Pd hanno risposto che la fornitura è stata già bloccata. La vendita di armi ai sauditi è stata sempre  giustificata dal governo con l’ assenza di sanzioni internazionali e  l’ impossibilità per l’ Italia di valutare le denunce ai Saud. Da questo, l’ atteggiamento italiano di aspettare eventuali  sanzioni internazionali prima di bloccare le vendite di armi ai sauditi.  Per il Venezuela invece, secondo i due deputati Pd, l’ atteggiamento italiano sarebbe stato diverso. Il nostro governo avrebbe interrotto autonomamente la fornitura al Venezuela. Da qui la soddisfazione di Beretta, se questo è possibile per il Venezuela allora è possibile anche per l’ Arabia saudita, a differenza di quanto sempre sostenuto dai ministri italiani.


Ma Beretta, analista competente del mercato delle armi, non ha capito ancora il comportamento dei nostri governi. 
Questi non si basano su leggi o su giudizi morali ma su interessi economici e geopolitici. Qualora, molto raramente, gli atti del governo vengano contestati, allora si danno giustificazioni spesso infondate, confidando nel disinteresse generale e sulla poca decisione dei contestatori.  Per ora questo modo di agire ha sempre funzionato e scelte ampiamente disapprovate dall’ opinione pubblica, come l’ acquisto degli F-35 e la vendita di armi all’ Arabia saudita, vengono comunque portate avanti, superando senza problemi contestazioni  seguite poi da silenzi e disinteresse.

Che fare dunque ? 
Le grandi reti fanno grandi denunce con nessuna decisione, sta ai piccoli gruppi andare a fondo alle cose e non mollare la presa. Alla riapertura della Camera saranno discusse importanti mozioni: sulla guerra in Yemen, e le armi italiane sui civili yemeniti , e sulla ratifica del Trattato ONU che proibisce le armi nucleari. Sarebbe il caso di prenotare subito Piazza Monte Citorio e di organizzare fin da ora un presidio per almeno due tre giorni il più affollato possibile, ma da effettuare eventualmente anche in tre persone e con dieci cartelli, da fotografare e spedire ovunque è possibile.


M.P.

martedì 8 agosto 2017

Riflettere sul Venezuela rileggendo le parole di Enrico Berlinguer dopo il golpe cileno del 1973.





"Abbiamo sempre saputo e sappiamo che l'avanzata delle classi lavoratrici e della democrazia sara' contrastata con tutti i mezzi possibili dai gruppi sociali dominanti e dai loro apparati di potere.
E sappiamo, come mostra ancora una volta la tragica esperienza cilena, che questa reazione antidemocratica tende a farsi più violenta e feroce quando le forze popolari cominciano a conquistare le leve fondamentali del potere nello Stato e nella società.

Ma quale conclusione dobbiamo trarre da questa consapevolezza ? Forse quella proposta da certi sciagurati di abbandonare il terreno democratico e unitario per scegliere un' altra strategia fatta di fumisteria ma della quale e' comunque chiarissimo l' esito rapido e inevitabile di un isolamento dell' avanguardia e della sua sconfitta ?

Noi pensiamo al contrario che, se i gruppi sociali dominanti provano a rompere il quadro democratico, a spaccare in due il paese e a scatenare la violenza reazionaria,
questo deve spingerci ancora di più a tenere saldamente nelle nostre mani la causa della difesa della libertà e del progresso democratico, a evitare la divisione verticale del paese e a impegnarci con ancora maggiore decisione intelligenza e pazienza a isolare i gruppi reazionari e a ricercare ogni possibile intesa e convergenza fra tutte le forze popolari.

E' vero che neppure l' attuazione coerente di questa linea da parte dell' avanguardia rivoluzionaria esclude l' attacco reazionario aperto.
Ma chi può contestare che essa lo rende più difficile e crea comunque le condizioni più favorevoli per respingerlo e stroncarlo sul nascere ? "

Queste parole sono tratte dal saggio di Enrico Berlinguer su Rinascita con il quale il segretario comunista, riflettendo sul golpe cileno dell' 11 settembre 1973, propose per la prima volta la strategia del compromesso storico che segno' la politica italiana per tutti gli anni '70.
Il compromesso storico e' stato una proposta politica che prima ha fatto crescere il PCI e poi ha causato l'inizio del declino terminato nella sua dissoluzione, ma alcuni concetti di Berlinguer rimangono indicazioni utili.

Ho ricercato i tre articoli che componevano il saggio perché da tempo associo la crisi venezuelana alla vicenda cilena del 1973. Sono convinto che l' obiettivo della destra venezuelana e dei poteri finanziari occidentali non sia l' alternanza di governo a Caracas, sostituire i governi chavisti con governi di destra,

ma che il vero obiettivo sia far esplodere la violenza e la guerra nel paese per sconfiggere e far scomparire per sempre il blocco politico sociale che sta governando il Venezuela da due decenni.

La sola alternanza di governo infatti lascerebbe in piedi, anche se indebolito e all' opposizione, il blocco politico sociale della sinistra, che si opporrebbe con le lotte a politiche antipopolari e si ricandiderebbe sempre a tutte le prossime elezioni per guidare di nuovo il paese.

Secondo me quindi l' obiettivo primario che dovrebbe porsi il Partito Socialista Unito del Venezuela, e quello che noi da fuori del Venezuela dovremmo augurarci,

è la difesa del sistema democratico ed evitare lo scoppio di una violenza più estesa che distruggerebbe il paese come e' successo in Ucraina, in Siria e in altri paesi.

Provo a diffondere questo testo per dare alcuni input alla discussione in Italia sulla crisi venezuelana. So che molti, se leggessero queste righe, reagirebbero stroncandole, ma non servono parole bellicose servirebbe invece anche in Italia una mobilitazione in strada, che ponesse la vicenda venezuelana  all' attenzione anche di chi sta fuori della nicchia dei già schierati.

Purtroppo la politica internazionale in Italia e' oggi ignorata completamente e delegata all' Unione Europea. C' e' una sinistra che discute nuove strade escludendo alleanze con il Pd ma non parla per niente di guerre, armi e alleanze internazionali. Eppure su questi temi sarebbe molto facile mettere in difficoltà il Partito Democratico.

E' probabile che queste righe siano lette da pochissimi senza suscitare reazioni. Io le diffondo ugualmente, sicuro che alcuni elementi qui presenti saranno più comprensibili in un prossimo futuro. Ricordiamo che il Venezuela e' il primo paese al mondo per riserve di petrolio accertate e i giacimenti del Messico stanno declinando rapidamente.

Marco Palombo