venerdì 8 dicembre 2017

Roma: la Comunità palestinese invita a manifestare davanti all'Ambasciata USA, sabato 9 dicembre ore 11-13



Sabato 9 dicembre alle ore 11.00 in via Bissolati (altezza ambasciata Usa, vicino a Via Veneto), la Comunità palestinese di Roma e del Lazio invita tutti a manifestare contro la decisione statunitense di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele in violazione al diritto internazionale.

mercoledì 6 dicembre 2017

Padre A.Zanotelli - Armi: è questo il nostro Natale di pace ?



Editoriale ilDialogo.org---
di Alex Zanotelli
Sono indignato davanti a quest’Italia che si sta sempre più militarizzando. Lo vedo proprio a partire dal Sud, il territorio economicamente più disastrato d’Europa, eppure sempre più militarizzato. Nel 2015 è stata inaugurata a Lago Patria(parte della città metropolitana di Napoli) una delle più importanti basi NATO d’Europa , che il 5 settembre scorso è stata trasformata nell’Hubcontro il terrorismo( centro di spionaggio per il Mediterraneo e l’Africa). Sempre a Napoli, la famosa caserma della Nunziatella è stata venduta dal Comune di Napoli per diventare la Scuola Europea di guerra, così vuole la Ministra della Difesa F. Pinotti.Ad Amendola(Foggia) è arrivato lo scorso anno il primo cacciabombardiere F-35 armabile con le nuove bombe atomiche B 61-12. In Sicilia, la base militare di Sigonella (Catania) diventerà nel 2018 la capitale mondiale dei droni. E sempre in Sicilia, a Niscemi (Trapani) è stato installato il quarto polo mondiale delle comunicazioni militari, il cosidetto MUOS.Mentre il Sud sprofonda a livello economico, cresce la militarizzazione del territorio. (Non è per caso che così tanti giovani del Sud trovino poi rifugio nell’Esercito italiano per poter lavorare!).

Ma anche a livello nazionale vedo un’analoga tendenza: sempre più spese in armi e sempre meno per l’istruzione, sanità e welfare. Basta vedere il Fondo di investimenti del governo italiano per i prossimi anni per rendersene conto. Su 46 miliardi previsti, ben 10 miliardi sono destinati al Ministero della Difesa : 5.3 miliardi per modernizzare le nostre armi e 2.6 per costruire il Pentagono italiano ossia un’unica struttura per i vertici di tutte le nostre forze armate , con sede a Centocelle(Roma).
L’Italia infatti sta investendo sempre più in campo militare sia a livello nazionale, europeo ed internazionale. L’Italia sta oggi spendendo una barca di soldi per gli F-35, si tratta di 14 miliardi di euro!
Questo, nonostante che la Corte dei Conti abbia fatto notare che ogni aereo ci costerà almeno 130 milioni di euro contro i 69 milioni previsti nel 2007. Quest’anno il governo italiano spenderà 24 miliardi di euro in Difesa, pari a 64 milioni di euro al giorno. Per il 2018 si prevede un miliardo in più.

Ma è ancora più impressionante l’esponenziale produzione bellica nostrana: Finmeccanica (oggi Leonardo) si piazza oggi all’ 8° posto mondiale. Lo scorso anno abbiamo esportato per 14 miliardi di euro, il doppio del 2015! Grazie alla vendita di 28 Eurofighter al Kuwait per otto miliardi di euro, merito della ministra Pinotti, ottima piazzista d’armi. E abbiamo venduto armi a tanti paesi in guerra, in barba alla legge 185 che ce lo proibisce. Continuiamo a vendere bombe, prodotte dall’azienda RMW Italia a Domusnovas (Sardegna), all’Arabia Saudita che le usa per bombardare lo Yemen, dov’è in atto la più grave crisi umanitaria mondiale secondo l’ONU. (Tutto questo nonostante le quattro mozioni del Parlamento Europeo!) L’Italia ha venduto armi al Qatar e agli Emirati Arabi con cui quei paesi armano i gruppi jihadisti in Medio Oriente e in Africa (noi che ci gloriamo di fare la guerra al terrorismo!). Siamo diventati talmente competitivi in questo settore che abbiamo vinto una commessa per costruire quattro corvette e due pattugliatori per un valore di 40 miliardi per il Kuwait.
Non meno preoccupante è la nostra produzione di armi leggere : siamo al secondo posto dopo gli USA! Sono queste le armi che uccidono di più! E di questo commercio si sa pochissimo.

Quest’economia di guerra sospinge il governo italiano ad appoggiare la militarizzazione della UE. E’ stato inaugurato a Bruxelles il Centro di pianificazione e comando per tutte le missioni di addestramento, vero e proprio quartier generale unico. Inoltre la Commissione Europea ha lanciato un Fondo per la Difesa che a regime svilupperà 5,5 miliardi di investimento l’anno per la ricerca e lo sviluppo industriale nel settore militare. Questo fondo, lanciato il 22 giugno, rappresenta una massiccia iniezione di denaro pubblico nell’industria bellica europea. Sta per nascere la” PESCO-Cooperazione strutturata permanente” della UE nel settore militare(la Shengen della Difesa!). “Rafforzare l’Europa della Difesa – afferma la Mogherini, Alto Rappresentante della UE, per gli Affari Esteri- rafforza anche la NATO.”

La NATO, di cui la UE è prigioniera, è diventata un mostro che spende 1000 miliardi di dollari in armi all’anno. Trump chiede ora ai 28 paesi membri della NATO di destinare il 2% del Pil alla Difesa. L’Italia destina oggi 1,2 % del Pil per la Difesa. Gentiloni e la Pinotti hanno già detto di Sì al diktat di Trump. Così l’Italia arriverà a spendere100 milioni al giorno in armi. Così la NATO trionfa,mentre è in forse il futuro della UE. Infatti è la NATO che ha forzato la UE a creare la nuova frontiera all’Est contro il nuovo nemico, la Russia, con un imponente dispiegamento di forze militari in Ucraina, Polonia, Romania, Bulgaria, in Estonia, Lettonia e con la partecipazione anche dell’Italia. La NATO ha stanziato 17 miliardi di dollari per lo “Scudo anti-missili.” E gli USA hanno l’intenzione di installare in Europa missili nucleari simili ai Pershing 2 e ai Cruise (come quelli di Comiso). E la Russia sta rispondendo con un altrettanto potente arsenale balistico.

Fa parte di questo piano anche l’ammodernamento delle oltre duecento bombe atomiche B-61, piazzate in Europa e sostituite con le nuove B 61-12 . Il Ministero della Difesa ha pubblicato in questi giorni sulla Gazzetta Ufficiale il bando di costruzione a Ghedi (Brescia) di nuove infrastrutture che ospiteranno una trentina di F-35 capaci di portare cadauno due bombe atomiche B61-12. Quindi solo a Ghedi potremo avere sessantina di B61-12 , il triplo delle attuali! Sarà così anche ad Aviano? Se fosse così rischiamo di avere in Italia una forza atomica pari a 300 bombe atomiche di Hiroshima! Nel silenzio più totale!
Mai come oggi, ci dicono gli esperti, siamo vicini al ‘baratro atomico’. Ecco perché è stato provvidenziale il Trattato dell’ONU, votato il 7 luglio scorso, che mette al bando le armi nucleari. Eppure l’Italia non l’ha votato e non ha intenzione di votarlo.E’ una vergogna nazionale.

Siamo grati a Papa Francesco per aver convocato un incontro, lo scorso novembre, in Vaticano sul nucleare, proprio in questo grave momento in cui il rischio di una guerra nucleare è alto e per il suo invito a mettere al bando le armi nucleari.

Quello che non riesco a capire è l’incapacità del movimento della pace a mettersi insieme e scendere in piazza a urlare contro un’Italia e Unione Europea che si stanno armando sempre di più, davanti a guerre senza numero, davanti a un mondo che rischia l’olocausto nucleare. Eppure in Italia c’è una straordinaria ricchezza di gruppi, comitati, associazioni, reti che operano per la pace. Ma purtropo ognuno fa la sua strada.

E come mai tanto silenzio da parte dei vescovi italiani? E che dire della parrocchie, delle comunità cristiane che si apprestano a celebrare la nascita del “Principe della Pace?”
“Siamo vicini al Natale- ci ammonisce Papa Francesco- ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi…tutto truccato: il mondo continua a fare guerra!”
Oggi più che mai c’è bisogno di un movimento popolare che contesti radicalmente questa economia di guerra.
Alex Zanotelli
Napoli, 5 dicembre 2017



lunedì 4 dicembre 2017

Tra M5S, Potere al popolo, Grasso. Rimettere guerre e disarmo nel dibattito politico, ricordando i governi Prodi-D’Alema.

9 giugno 2007 - 100.000 manifestanti contro Bush convocati da gruppi e singoli indipendenti dalla sinistra istituzionale

I temi della guerra e del disarmo sono usciti dal dibattito politico italiano dal secondo governo Prodi (2006-2008). Negli ultimi due decenni sono passati dal picco massimo di centralità nelle settimane prima della seconda guerra d’ aggressione all’ Iraq, inizio 2003, al picco minimo dell’ estate 2011, quando dall’ Italia partivano i bombardamenti contro le città libiche…per difendere i civili libici.

Il motivo principale della scomparsa di questi argomenti dalla politica italiana è che costituiscono un problema per chi, “sinistra” o M5S, vuole essere ammesso al governo del nostro paese, membro della NATO e su molti temi eterodiretto dall’ Unione Europea.
Un soggetto quest’ ultimo difficile da definire ma che sicuramente non è l’ unione dei popoli europei. Tanto che le opinioni del Parlamento Europeo, unica espressione dell’ UE che dipende anche dai popoli dei paesi membri, non hanno nessuno valore, vedi le mozioni approvate contro la vendita di armi all’ Arabia saudita.

In questo momento storico però le guerre e il riarmo sono attualissimi e dovremmo cercare di inserirli di nuovo nella posizione centrale, che meritano, della discussione politica.
Tre sono i soggetti che in queste settimane si stanno attivando per le prossime elezioni e che dovrebbero essere sollecitati a posizioni chiare su guerre e disarmo: M5S, Lista Grasso, Lista “Potere al popolo” (nome provvisorio).

Nella bozza di programma di Potere al popolo troviamo

“ – ripudiare la guerra e dare un taglio drastico alla spesa militare (ovvero: la rottura del vincolo di subalternità che ci lega alla NATO e la rescissione di tutti i trattati militari; l’adesione e sostegno dell’Italia al programma di messa al bando delle armi nucleari in tutto il mondo; il ritiro delle missioni militari all’estero; la cancellazione del programma F35, del MUOS, degli altri programmi e basi di guerra);

Indubbiamente questa aggregazione non aspira al consenso dei poteri militari e finanziari che condizionano gli altri candidati al governo del paese. Non è ancora sicura però la sua presenza sulla scheda elettorale, dovendosi misurare con la raccolta delle firme e con la convivenza tra soggetti molto diversi nella loro natura anche se condividono obbiettivi comuni. Spero che questo esperimento si concretizzi e farò il poco che posso fare in questa direzione. Nell’ insieme di forze diverse che concorrono a formare questa aggregazione potrebbe essere presente anche un collettivo finalizzato, in modo dichiarato e non agendo da lobby, a portare avanti il tema delle guerre e del disarmo.

Il M5S e la lista Grasso dovrebbero invece essere sollecitate a chiarire con precisione le loro posizioni. Puntano in modo evidente a rimanere ambigui su molti temi attinenti a guerre e disarmo, spiegare le loro contraddizioni merita uno spazio ampio e non riesco a farlo ora. Ma  non dobbiamo permettere quest’ ambiguità, dobbiamo costringerli a posizioni ben definite su tutti gli aspetti che riguardano i conflitti armati e la politica internazionale.

Vedremo come si svilupperà il dibattito politico ed elettorale, spero però che in molti, ognuno con le sue opinioni e competenze, si impegneranno a non tenere le guerre fuori dal gigantesco mare di parole che già sta sommergendoci. Guerre alle quali anche oggi il nostro paese sta partecipando in varie forme.


Rocco Casadio

giovedì 30 novembre 2017

Cancellata la scritta West dopo Jerusalem. Il Giro d' Italia in poche ore esaudisce la richiesta israeliana.


Cancellata la scritta West dopo Jerusalem sul sito del Giro d' Italia.
La richiesta del governo israeliano è stata esaudita nel giro di poche ore.

Nel post precedente l' immagine del percorso che era visibile questa mattina attorno alle 10.00.

Israele chiede di cancellare "Gerusalemme Ovest" dal sito del Giro d'Italia. Come nacquero Gerusalemme Est e Gerusalemme Ovest.

Israele chiede di cancellare la scritta West Jerusalem dal sito del Giro d' Italia minacciando di non concedere i finanziamenti promessi.

I ministri israeliani ritengono infatti che esista una sola Gerusalemme, capitale dello Stato di Israele.

La questione potrebbe avere un grande impatto mediatico. Vedremo gli sviluppi.

M.P.

Dal sito il Post,
Gerusalemme est sono le zone conquista da Israele nel 1967 che l' Onu considera territori occupati.

Un po’ di storia

Gerusalemme è di fatto divisa in due dal 1949, dalla fine della prima guerra combattuta fra arabi e israeliani e vinta dagli israeliani (negli anni precedenti a Gerusalemme convivevano arabi, israeliani e cristiani e l’intera zona conosciuta come Israele e Palestina era unita).

L’armistizio sancì che Israele si tenesse la parte ovest della città – che ancora oggi è totalmente israeliana e ricorda molto una città “occidentale” – mentre la Giordania, che durante la guerra aveva occupato parte di Gerusalemme e dell’odierna Cisgiordania, mantenesse il controllo della parte est della città, quella palestinese, che tuttora è abitata in prevalenza da arabi. Fra Gerusalemme ovest e Gerusalemme est fu tracciato un confine, chiamato Green Line.

 La situazione è cambiata nel 1967, al termine della cosiddetta Guerra dei sei giorni: Israele vinse anche quella guerra e conquistò diversi territori fra cui Gerusalemme est, di cui tutt’oggi mantiene il controllo militare assieme ad un’ampia zona di quartieri limitrofi (che oggi sono stati “inglobati” nel territorio che Israele considera Gerusalemme est).

L’ONU e i principali paesi occidentali non hanno mai riconosciuto l’annessione di Gerusalemme est a Israele, mentre invece hanno riconosciuto le conquiste del 1948: di conseguenza considerano Gerusalemme est del nuovo stato della Palestina ma occupato da Israele. La Green line da allora è il punto di partenza per le negoziazioni di pace fra Israele e Palestina.

domenica 26 novembre 2017

Lista SI-Mdp Articolo Uno, guerra, disarmo. " Ditelo prima ! "


La Rete No War Roma prima delle ultime elezioni politiche del 2013 invitò le liste presenti sulla scheda elettorale ad una sua iniziativa “Ditelo prima”, nella quale chiedeva ai candidati di precisare prima del voto  le  posizioni  sulla guerra che avrebbero poi  eventualmente sostenuto in Parlamento.
Non ricordo se il titolo dell’ incontro nacque da un mio input, ma ero rimasto molto colpito quando nel 2006 il governo Prodi si trovò a dover votare la guerra in Afghanistan e nessuno di noi che avevamo votato o sostenuto direttamente il Prc aveva previsto e chiesto un pronunciamento preventivo su un passaggio che sarebbe arrivato inevitabilmente.
All’ appuntamento pubblico della Rete No War Roma intervennero Loredana De Petris, poi  capogruppo al Senato di Sel in quelle elezioni nella coalizione del Pd, un esponente romano del Movimento 5 Stelle, un candidato del Partito Comunista dei Lavoratori,  e per  Rivoluzione Civile, che candidava Ingroia a premier, Fabio Marcelli e Gabriella Guidetti, nostra attivista e candidata alle regionali del Lazio.

Questa campagna elettorale si presenta molto più complicata e le liste presenti non sono ancora ben definite. Però molte tra le possibile presenze potrebbero aprire subito una discussione su guerra e disarmo e i due temi dovrebbero essere un tema decisivo per le alleanze tra le forze politiche, che sono numerose e piccole.
Una  forza politica che ha già deciso la presentazione di una sua lista è l’ aggregazione tra Sinistra Italiana, Possibile e Mdp-Articolo Uno ed ha al suo interno esponenti che in passato hanno avuto sulla guerra posizione contrapposte.  Tra tutti citiamo Massimo D’ Alema, presidente del governo che partecipò alla guerra  in Kosovo, e Giulio Marcon, che con Don Luigi Ciotti, Pietro Ingrao e ambienti dell’ Arci, si oppose nelle piazze alla guerra portata avanti dal governo D’Alema.

In fondo a questo scritto uno stralcio del volume di Marcon “Fare la pace” relativo alla guerra del Kosovo.

Nel 2018 le situazioni saranno diverse ed abbiamo anche una nuova legge quadro per le missioni militari internazionali all’ estero. Ma  arriveranno in Parlamento inevitabilmente scelte importantissime sul tema guerra e disarmo, ed è bene che le forze politiche non riescano nel loro intento di nascondere la loro ignavia o il loro diretto sostegno nei confronti delle guerre.

I due temi che saranno affrontati sicuramente nella prossima legislatura sono:

la partecipazione alla guerra in Afghanistan

e l’ aumento delle spese militari, voluto dagli USA ,dalla NATO  e chiesto in modo plateale da Trump

Su entrambi i temi in passato ci sono state posizione opposte tra gli esponenti della coalizione  Sinistra Italiana, Possibile e Mdp-Articolo uno. Ora l’ alleanza si candida insieme alla guida del paese e indica un suo capo politico, perché obbligata dalla legge elettorale ma non solo.
Quale posizione terrà in Parlamento sulle due questioni ?
Dobbiamo chiederlo subito. L’ ambiguità è uno degli strumenti abitualmente usati dai politici per sostenere scelte potenzialmente impopolari o divisive. Per contrastare le guerre e il riarmo è utilissimo quindi chiedere prima del voto alle forze politiche le loro posizioni precise.



Di seguito da uno stralcio dal “Fare la pace” di Giulio Marcon dove l’ attuale capogruppo di Sinistra Italiana a Montecitorio  racconta la nascita della mobilitazione contro la partecipazione italiana decisa da Dal governo D’Alema alla guerra del Kosovo.

26 marzo Si riunisce il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Un documento di condanna dell’intervento della Nato viene votato da Cina, Russia e Namibia e respinto dagli altri 12 membri del Consiglio. Intorno alle 17 si fa un sit-in davanti al Parlamento. La manifestazione è improvvisata (200-300 persone). È di fatto una manifestazione autoconvocata: chi ha voluto, ha aderito.
 Dopo ci spostiamo in un bar, davanti al cinema Capranichetta, per riunirci ancora con le associazioni. Con Raffaella abbiamo già deciso: organizzare una manifestazione nazionale per il 3 aprile. Serafini di Legambiente invece sostiene un’altra proposta: una marcia in Campidoglio a metà settimana (per poi fare una manifestazione nazionale il 10 aprile). Rifondazione vuole fare una manifestazione di studenti. Ci impuntiamo e ci battiamo per il 3 aprile per fare un corteo promosso dalle associazioni che si sono impegnate con l’intervento umanitario in questi anni in ex Jugoslavia. I partiti, se vogliono, aderiranno. Ma il 3 aprile è il sabato prima di Pasqua: ci sono molte obiezioni. Queste derivano dal fatto che a proporre tale manifestazione sono le associazioni: i partiti non hanno ancora detto niente, mentre “il manifesto” punta sul 10 aprile. 

Noi insistiamo. Pensiamo che la gente ci venga: c’è il clima adatto, riceviamo tante telefonate che ci invitano a muoverci. La nostra argomentazione è: i bombardamenti sono iniziati il 24 marzo. Non possiamo aspettare 17 giorni per fare una manifestazione nazionale. Ironizziamo su chi invita a essere prudenti: è Pasqua e c’è il rischio che venga meno gente per le gite fuori porta. Da Piazza Montecitorio, andiamo a via Tomacelli dove c’è la redazione de “il manifesto”: la riunione si continua in una piccola stanza, dove lavora Gigi Sullo. La discussione si protrae per qualche ora: c’è Cremaschi (segretario Fiom del Piemonte) e altri della Fiom di Brescia (Zipponi) che sono contrari. Loro vogliono farne una per il 10 aprile. Questa manifestazione (la loro) sarebbe la convergenza di diverse forze: Rifondazione, il manifesto, Cgil “di sinistra”, pacifismo “antagonista”. Ci sono una serie di telefonate di Cremaschi e di alcuni del giro de “il manifesto” con Bertinotti per consultazioni (così ci dicono). I redattori de “il manifesto” sono divisi: una parte (Gigi Sullo, Tommaso Di Francesco, Roberta Carlini) è d’accordo con noi, gli altri (tra questi Valentino Parlato) insiste per il 10 aprile.

Noi ripetiamo: vogliamo fare una manifestazione gestita dalle associazioni, senza intrusioni dei partiti. Valentino Parlato cerca di convincer ci. “Vedrete: non verrà nessuno. Come pensate di fare una manifestazione senza il sostegno di noi sindacalisti? Chi li organizza i pullman?”, chiede Cremaschi. Tutta questa discussione ha un effetto sgradevole. Tatticismi, politicismi, acrobazie di una politica che avevo dimenticato da anni. Alla fine comunque ci impuntiamo e rischiamo. Non ci sono pullman e non ci sono soldi. L’Arci ci può mettere qualche milione di lire, ma poco di più. Lo stesso per l’Ics. Sugli altri non si può contare. Siamo abbastanza soli. La riunione a “il manifesto” si interrompe, bisogna scappare perché Lerner ci ha invitato alla sua trasmissione, per parlare della situazione umanitaria in Kosovo. C’è anche Anna Eva che è molto efficace nel descrivere l’opera dei volontari in Kosovo. Accenno al fatto che c’è anche un’”altra” Serbia, democratica e non nazionalista, e un serbo fascistoide – che viene regolarmente invitato da Lerner perché ha una buona resa televisiva, una sorta di ventriloquo italiano di Milosevic – mi aggredisce. Lucio Caracciolo mi difende. In una pausa pubblicitaria chiedo al sottosegretario Minniti perché non accogliamo in Italia i profughi albanesi cacciati dal Kosovo dalle bande serbe. “Il problema non si pone...”. La trasmissione riprende


lunedì 20 novembre 2017

Ius Soli, in modo semiclandestino, riparte il digiuno. Ho aderito ancora schierandomi anche contro le guerre italiane.


Ius soli, riparte il digiuno in modo semiclandestino. Ho aderito ancora schierandomi anche contro le guerre italiane.

Riparte da oggi fino al 30 novembre il digiuno per lo Ius Soli lanciato dal sen. Manconi e dal segretario dei radicali italiani Magi. Fino a ieri però non si rintracciava sui media nessun cenno sulla ripresa dell’ iniziativa.
Probabilmente lo Ius Soli ora fa parte della trattativa elettorale tra il Pd, il gruppo di Piasapia e i radicali italiani di Riccardo Magi ed Emma Bonino. Il senatore Manconi ha partecipato anche, forse nelle vesti di mediatore, all’ incontro tra Fassino e Pisapia tenuto nei giorni scorsi.

Io digiuno domani, ma ci tengo a segnalare che lo faccio solo per un mio bisogno personale di coerenza.
Solo oggi infatti, a digiuno ormai iniziato, troviamo sui media qualche comunicato stampa ed è stato finalmente corretto sul web l’ elenco degli aderenti che annoverava fino ad alcuni giorni fa:  Matteo Salvini, Adolf Hitler ed altri impossibili digiunatori, inseriti da qualche buontempone un po’ razzista, senza che nessun dei promotori avesse controllato la lista dei nomi inseriti online.

Digiuno per lo Ius Soli perché è un provvedimento importante per centinaia di migliaia di giovani che stanno crescendo nel nostro paese anche se hanno i genitori di origine non italiana,
Ma aggiungo anche la mia più ferma opposizione alle politiche guerrafondaie del governo Pd che dovrebbe varare la legge.

I nostri governi hanno contribuito e contribuiscono a mettere a ferro e fuoco Libia, Siria e Yemen. Sono responsabili di migliaia di morti, feriti e sfollati. Anche se la legge a favore dei giovani nuovi italiani fosse varata, questo non eliminerebbe certo le tremende responsabilità dei governi di centro sinistra. Tremende dal punto di vista delle vittime. Noi invece possiamo continuare a considerare una tragedia nazionale l’ eliminazione del nostro paese.dalla Coppa del Mondo di calcio e cambiare canale quando la televisione è costretta a parlare dei bambini e dei civili uccisi nei bombardamenti o colpiti dal colera.

M.P.